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LA SIPPS SI CONCENTRA SU ALIMENTAZIONE, ATTIVITÀ FISICA E CURA DEL BENESSERE PSICOLOGICO DEI BAMBINI

 

 

Roma, 9 aprile 2019 – Corretta alimentazione ed attività fisica: la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Socialefornisce utili consigli ai genitori e si sofferma sul significato di attività fisica e sul perché rivesta un ruolo così importante per la salute dei bambini.

I suggerimenti rientrano nella collaborazione tra SIPPS e Nestlé nell’ambito del progetto Nutripiatto, lo strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni al fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata ma anche di una corretta attività fisica.

“Quando parliamo di ‘Attività fisica’ – spiega il Dottor Domenico Meleleo, Pediatra di famiglia, Coordinatore del Documento di Consensus intersocietario SIPPS e FIMP “Il bambino e l’adolescente che praticano sport” – ci riferiamo a tutti i movimenti del corpo. Si tratta di un termine generico che comprende tutte le attività che compiamo per svolgere i compiti della nostra vita quotidiana, l’esercizio fisico, il gioco e lo sport”.

“L’attività fisica – prosegue Meleleo – non serve soltanto a “bruciare le calorie” introdotte con l’alimentazione per evitare che un eccesso di energia introdotta rispetto a quella utilizzata ci faccia ingrassare. Livelli adeguati di attività fisica sono importanti anche perché migliorano il funzionamento di molti meccanismi metabolici, che permettono alle cellule di utilizzare gli zuccheri, i grassi e le proteine introdotti con gli alimenti e di smaltire le sostanze nocive introdotte dall’esterno o prodotte dal nostro organismo a causa di una alimentazione scorretta o per un eccesso di stress. Tutti gli organi del nostro corpo, persino il nostro sistema immunitario, diventano più forti con l’attività fisica, non soltanto le nostre ossa e i nostri muscoli! Pertanto, chi si muove tanto, non soltanto non ingrassa, ma ha uno stato di salute complessivamente migliore”.

“Bisogna favorire al più presto uno stile di vita attivo – aggiunge il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – così da impedire che si instauri un circolo vizioso per cui un bambino non abituato all’attività fisica, impacciato nei movimenti e con muscoli che si affaticano prima degli altri coetanei normopeso, possa vergognarsi durante il gioco, evitando le occasioni di svago e di moto. Diventa quindi fondamentale incoraggiare e sostenere la pratica di attività fisica regolare e di uno stile di vita attivo: questo compito spetta soprattutto alla famiglia e a noi pediatri”.

Quanto deve muoversi il bambino? Come e quanto deve mangiare in rapporto all’attività fisica? Le linee guida dell’OMS informano che i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni dovrebbero praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità da moderata a vigorosa* ed esercizi di rafforzamento dell’apparato muscolo-scheletrico almeno 3 volte a settimana“In pratica – precisa Di Mauro – significa che i bambini e gli adolescenti devono quotidianamente, come minimo per un’ora, giocare, praticare l’esercizio fisico strutturato e/o praticare sport.”

“Per mangiare più dei compagni sedentari, però, un’ora di attività fisica al giorno non basta, anche se vengono seguiti i principi della Dieta Mediterranea secondo le linee guida ufficiali e si fa attenzione ad una adeguata idratazione. Un aumento delle porzioni medie di cibo può essere opportuno solo per bambini o adolescenti che hanno uno stile di vita veramente attivo.

“Con ‘stile di vita attivo’ – conclude il Dott. Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS – si intende l’abitudine di percorrere a piedi o in bici buona parte dei propri percorsi quotidiani, non usare l’ascensore, non usare per più di un’ora al giorno TV, PC, Tablet e Videogames (sotto i 12 anni di età) e avere anche la buona abitudine di aiutare gli adulti nelle faccende domestiche familiari. Attenzione, quindi, a non giustificare pranzetti e merende più abbondanti di quelli indicati per l’età soltanto perché il bambino va in piscina, al campetto o a danza due o tre volte alla settimana. Dopo queste attività ad esempio, per un bambino, sono sufficienti un frutto o uno yogurt o un “piccolo” panino imbottito. E non dimenticatevi di fargli bere una opportuna quantità di acqua prima, durante e dopo l’attività”.

In caso di ragazzi notevolmente impegnati in attività sportiva agonistica, secondo la SIPPS sarebbe opportuno che il livello di attività fisica e i relativi fabbisogni nutrizionali fossero valutati da un professionista della nutrizione (medico, biologo nutrizionista, dietista), sentito anche l’allenatore e sempre sotto la supervisione del pediatra di riferimento. Questo per scongiurare il rischio di una malnutrizione per eccesso o per difetto.

Molto importante è anche una corretta idratazione, che garantisce un adeguato apporto di sali minerali, disciolti nell’acqua di fonte. Per crescere bene, informano gli esperti della SIPPS, ogni bambino ha bisogno di bere in modo adeguato. La quantità di acqua assunta dipende dall’età del bambino. Generalmente un bambino tra i 4 e i 10 anni ha bisogno di bere 1100 ml (un litro e 100 ml) al giorno; gli adolescenti devono invece assumere un quantitativo di acqua compreso tra 1500-2000 ml (un litro e mezzo/due) al giorno.

(*) Attività fisica moderata: 3-6 METS, ovvero un’attività che comporti un dispendio energetico per unità di tempo da 3 a 6 volte il dispendio energetico a riposo. In pratica, ad esempio, che comporti lieve sensazione di mancanza di fiato e di riscaldamento. Attività fisica vigorosa: maggiore di 6 METS. In pratica, ad esempio, un’attività che comporti sensazione di fiato corto e sudorazione.

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LA SIPPS SI CONCENTRA SU ALIMENTAZIONE, ATTIVITÀ FISICA E CURA DEL BENESSERE PSICOLOGICO DEI BAMBINI

 

 

Roma, 9 aprile 2019 – Corretta alimentazione ed attività fisica: la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Socialefornisce utili consigli ai genitori e si sofferma sul significato di attività fisica e sul perché rivesta un ruolo così importante per la salute dei bambini.

I suggerimenti rientrano nella collaborazione tra SIPPS e Nestlé nell’ambito del progetto Nutripiatto, lo strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni al fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata ma anche di una corretta attività fisica.

“Quando parliamo di ‘Attività fisica’ – spiega il Dottor Domenico Meleleo, Pediatra di famiglia, Coordinatore del Documento di Consensus intersocietario SIPPS e FIMP “Il bambino e l’adolescente che praticano sport” – ci riferiamo a tutti i movimenti del corpo. Si tratta di un termine generico che comprende tutte le attività che compiamo per svolgere i compiti della nostra vita quotidiana, l’esercizio fisico, il gioco e lo sport”.

“L’attività fisica – prosegue Meleleo – non serve soltanto a “bruciare le calorie” introdotte con l’alimentazione per evitare che un eccesso di energia introdotta rispetto a quella utilizzata ci faccia ingrassare. Livelli adeguati di attività fisica sono importanti anche perché migliorano il funzionamento di molti meccanismi metabolici, che permettono alle cellule di utilizzare gli zuccheri, i grassi e le proteine introdotti con gli alimenti e di smaltire le sostanze nocive introdotte dall’esterno o prodotte dal nostro organismo a causa di una alimentazione scorretta o per un eccesso di stress. Tutti gli organi del nostro corpo, persino il nostro sistema immunitario, diventano più forti con l’attività fisica, non soltanto le nostre ossa e i nostri muscoli! Pertanto, chi si muove tanto, non soltanto non ingrassa, ma ha uno stato di salute complessivamente migliore”.

“Bisogna favorire al più presto uno stile di vita attivo – aggiunge il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – così da impedire che si instauri un circolo vizioso per cui un bambino non abituato all’attività fisica, impacciato nei movimenti e con muscoli che si affaticano prima degli altri coetanei normopeso, possa vergognarsi durante il gioco, evitando le occasioni di svago e di moto. Diventa quindi fondamentale incoraggiare e sostenere la pratica di attività fisica regolare e di uno stile di vita attivo: questo compito spetta soprattutto alla famiglia e a noi pediatri”.

Quanto deve muoversi il bambino? Come e quanto deve mangiare in rapporto all’attività fisica? Le linee guida dell’OMS informano che i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni dovrebbero praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità da moderata a vigorosa* ed esercizi di rafforzamento dell’apparato muscolo-scheletrico almeno 3 volte a settimana“In pratica – precisa Di Mauro – significa che i bambini e gli adolescenti devono quotidianamente, come minimo per un’ora, giocare, praticare l’esercizio fisico strutturato e/o praticare sport.”

“Per mangiare più dei compagni sedentari, però, un’ora di attività fisica al giorno non basta, anche se vengono seguiti i principi della Dieta Mediterranea secondo le linee guida ufficiali e si fa attenzione ad una adeguata idratazione. Un aumento delle porzioni medie di cibo può essere opportuno solo per bambini o adolescenti che hanno uno stile di vita veramente attivo.

“Con ‘stile di vita attivo’ – conclude il Dott. Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS – si intende l’abitudine di percorrere a piedi o in bici buona parte dei propri percorsi quotidiani, non usare l’ascensore, non usare per più di un’ora al giorno TV, PC, Tablet e Videogames (sotto i 12 anni di età) e avere anche la buona abitudine di aiutare gli adulti nelle faccende domestiche familiari. Attenzione, quindi, a non giustificare pranzetti e merende più abbondanti di quelli indicati per l’età soltanto perché il bambino va in piscina, al campetto o a danza due o tre volte alla settimana. Dopo queste attività ad esempio, per un bambino, sono sufficienti un frutto o uno yogurt o un “piccolo” panino imbottito. E non dimenticatevi di fargli bere una opportuna quantità di acqua prima, durante e dopo l’attività”.

In caso di ragazzi notevolmente impegnati in attività sportiva agonistica, secondo la SIPPS sarebbe opportuno che il livello di attività fisica e i relativi fabbisogni nutrizionali fossero valutati da un professionista della nutrizione (medico, biologo nutrizionista, dietista), sentito anche l’allenatore e sempre sotto la supervisione del pediatra di riferimento. Questo per scongiurare il rischio di una malnutrizione per eccesso o per difetto.

Molto importante è anche una corretta idratazione, che garantisce un adeguato apporto di sali minerali, disciolti nell’acqua di fonte. Per crescere bene, informano gli esperti della SIPPS, ogni bambino ha bisogno di bere in modo adeguato. La quantità di acqua assunta dipende dall’età del bambino. Generalmente un bambino tra i 4 e i 10 anni ha bisogno di bere 1100 ml (un litro e 100 ml) al giorno; gli adolescenti devono invece assumere un quantitativo di acqua compreso tra 1500-2000 ml (un litro e mezzo/due) al giorno.

(*) Attività fisica moderata: 3-6 METS, ovvero un’attività che comporti un dispendio energetico per unità di tempo da 3 a 6 volte il dispendio energetico a riposo. In pratica, ad esempio, che comporti lieve sensazione di mancanza di fiato e di riscaldamento. Attività fisica vigorosa: maggiore di 6 METS. In pratica, ad esempio, un’attività che comporti sensazione di fiato corto e sudorazione.

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Sono state pubblicate il 15.03.2019 sul sito del Ministero della Salute

le Linee di indirizzo sull’attività fisica per le differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione, redatte da un Tavolo di lavoro istituito presso la Direzione generale della Prevenzione sanitaria e approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 marzo 2019. Il Dott. Meleleo, in rappresentanza della FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) ha partecipato in qualità di co-autore alla stesura di questo documento, nel quale viene tra l'altro ribadito che  il Pediatra di Libera Scelta del Servizio Sanitario Nazionale, che ha il compito di assumere il governo del processo assistenziale di ciascun assistito in carico,  tramite i controlli periodici dei suoi assistiti, oltre a valutare le condizioni di salute psicofisica del bambino e dell’adolescente prima di cominciare una pratica di esercizio fisico, può anche monitorare tali condizioni col passare del tempo per valutare gli effetti dell'esercizio e può sensibilizzare, motivare e sostenere la famiglia sui vantaggi dell'attività fisica regolare, anche informando su quali possono essere le opportunità di praticare attività fisica e indicando professionisti e strutture qualificate per praticare esercizio fisico o attività sportive. Le linee di indirizzo sottolineano la rilevanza dell’attività fisica per la popolazione generale e la necessità che tutti pratichino attività fisica, soprattutto integrata nella vita quotidiana.

Il documento, coerentemente con gli obiettivi del Piano d’azione globale sull'attività fisica per gli anni 2018-2030 di recente approvato dall’OMS ribadisce anche per l'Italia, la validità dell’approccio strategico che tiene in considerazione tutti i determinanti che influenzano lo stile di vita e mira a realizzare azioni efficaci di promozione della salute in un’ottica intersettoriale e di approccio integrato.

Le linee di indirizzo forniscono elementi di policy di sistema e di orientamento sulle azioni necessarie per incentivare l’attività fisica, per tutte le fasce di popolazione compresi  i soggetti vulnerabili e in riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche, mirando anche a favorire una maggiore omogeneità di intervento a livello nazionale.

Il documento, pertanto, definisce in dettaglio il ruolo e le diverse responsabilità dei vari settori coinvolti, con particolare riferimento alla sanità pubblica e al servizio sanitario in generale, al settore educativo, al sistema sportivo, al settore dell’ambiente e delle infrastrutture, ai luoghi di lavoro, indicando la necessità di interventi tra loro coerenti per facilitare uno stile di vita attivo.

Per scaricare il documento seguire il link presente alla voce "Linee di indirizzo...." nella sezione "Pubblicazioni" di questo sito.

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La scuola è ricominciata. Le passeggiate, le ore piccole e i piccoli e grandi stravizi alimentari, soprattutto per le famiglie con bimbi e ragazzi in età scolare, stanno diventando un ricordo; o almeno dovrebbero. Le eccezioni, si sa, confermano la regola. Ma tra tante informazioni, siamo sicuri di conoscere le regole più importanti ? E soprattutto, siamo consapevoli della loro importanza ? Il sole, il mare, la montagna, le passeggiate, il tempo in più passato insieme tra genitori e figli, sono tutte cose importantissime, ma è altrettanto vero che i bambini in età di scuola primaria, per crescere bene sia dal punto di vista fisico che psicologico, hanno bisogno di dormire molto di più degli adulti; preferibilmente 10 ore. Cioè per esempio, dalle 21 (come si faceva "dopo Carosello" nella mia generazione) alle 7 del mattino, in tempo per fare una appropriata prima colazione e dedicarsi all'igiene personale (fonte Soc. Italiana Pediatria Preventiva e Sociale). Secondo i dati dell'Indagine Okkio alla salute 2016 su soggetti di 8-9 anni, troppi bimbi , dormono meno di 9 ore (13% in Italia con punte del 22,8 % in Puglia) e saltano la prima colazione o la fanno inadeguata (33% in Italia) e questi due comportamenti sono entrambi associati ad un rischio maggiore di avere calo del rendimento scolastico e sviluppo dell'obesità nelle età successive, così come, nella successiva merenda a scuola,  l'utilizzo di prodotti dolciari industriali, prodotti  da forno realizzati con farine raffinate o ancora peggio, patatine fritte e bevande zuccherate. La questione non è di poco conto. La carenza di sonno, il digiuno prolungato dalla sera all'ora della merenda a scuola e la successiva assunzione di questi alimenti che fanno aumentare molto rapidamente i livelli di glucosio (è uno zucchero) nel sangue, oltre ad aumentare il rischio di ingrassare, possono alterare l'equilibrio di alcuni ormoni nel nostro organismo e provocare livelli eccessivi di infiammazione di tutti gli organi. E tutto questo fin da piccoli. Non mi sembra proprio un bell'investimento per il futuro ! Usciti da scuola si torna a casa per il pranzo. I dati rilevati dalle indagini sull'assunzione di adeguate porzioni di legumi, verdura, frutta e soprattutto pesce, sia riguardo i bambini che gli adolescenti, sono scoraggianti e questo, paradossalmente, maggiormente nelle regioni meridionali. Riguardo le sane abitudini dei bambini, i genitori hanno un ruolo  fondamentale. Quale efficacia possono avere le nozioni di educazione alla salute impartite dalle insegnanti a scuola se poi a casa i nostri piccoli trovano esempi diversi ? E' tristemente noto che i figli di genitori obesi hanno un rischio doppio di diventare obesi  anche loro, rispetto ai figli di genitori normopeso. Per il bene dei nostri figli è importante che ci riappropriamo, per quanto è possibile dei momenti del pranzo e della cena insieme e promuoviamo una adeguata assunzione dei nostri prodotti locali, non soltanto con l'esempio ma anche riproponendoli più volte, con serenità (e non come imposizione) e come cibi buoni , gustosi , simpatici e "familiari" ; non usando i concetti di cibo "sano" o "corretto" che per un bimbo sono impossibili da comprendere e " puzzano di presa in giro". Infine ricordiamo che adeguati livelli di attività fisica sono indispensabili  per la salute a tutte le età, ma soprattutto per i più piccoli, oltre che per prevenire l'insorgenza dell'obesità, sono importanti per ottenere un adeguato sviluppo psico-motorio e un sistema immunitario forte. Per crescere sani e proteggersi dalle malattie, sono importantissimi le vaccinazioni e i controlli medici, ma altrettanto importante è che i bambini  possano avere delle ore di gioco, preferibilmente  all'aria aperta. Varie indagini rilevano che in Italia, con il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, i livelli di attività fisica calano. Invece è importante che gli  adolescenti pratichino attività fisiche organizzate e se possibile, sportive, sia per la salute che per la socializzazione. Meno smartphone, tablet, pc , TV , meno paura del freddo, meno utilizzo dell'automobile per gli spostamenti e un po' più di attività fisica e vita all'aria aperta. La gioiosa ma pigra socialità tipica dell'estate, durante i mesi più freddi sarebbe bene che si trasformasse in una socialità più attiva e interattiva tra persone vere e non virtuale su internet. Ma mi raccomando, tutti a dormire presto ! Che domani ci sono il lavoro e la scuola.

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Alcune riflessioni del Dott. Meleleo su obesità pediatrica e disturbi del comportamento alimentare, pubblicate su Cosmopolismedia a cura della giornalista Debora Notarnicola:

 http://www.cosmopolismedia.it/altre-categorie/salute/2860-educare-al-buo...

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ARTICOLO A FIRMA DEL DOTT. MELELEO PUBBLICATO SUL NUMERO DI AGOSTO-SETTEMBRE 2016 DELLA RIVISTA "VIE DEL GUSTO"

 

In Estate puoi...

Piacevoli  e gustose scelte di stile di vita  per la salute di tutta la famiglia

Spesso, nella mia attività di pediatra, quando mi ritrovo a parlare con le famiglie riguardo stili di vita e  piccole/grandi scelte e abitudini da cambiare o da perseguire, leggo nelle parole e nei gesti dei genitori un certo imbarazzo . Con le parole accennano a qualche scusa e negli occhi mi sembra di cogliere un messaggio di mortificata impotenza. Quasi a dirmi : "Quello che dice lei è vero. Ma come si fa con i ritmi serrati e le tante esigenze organizzative della famiglia ?" . In realtà impostare uno stile di vita corretto fin da piccoli è una cosa talmente importante per la salute psicofisica di tutta la vita, che non bisognerebbe lasciarsi scoraggiare totalmente e fare qualcosa; dei cambiamenti in positivo, anche a piccoli passi ma senza arrendersi. Se questo è vero durante tutte le stagioni, lo è ancora di più in estate. Parafrasando una nota pubblicità natalizia di pandori che recita : "A Natale puoi..." , potremmo dire : "In estate puoi...". In estate ci si può dedicare di più e meglio alla salute. In estate c'è più tempo libero ( per i bambini le vacanze dalla scuola e per i genitori le ferie e per alcuni di loro, anche ritmi lavorativi meno serrati),  quindi  c'é una maggiore possibilità di dialogo sereno in famiglia, perché meno influenzato da ritmi di vita frenetici e stanchezza. Il clima più mite e il tempo libero a disposizione permettono di più ai bimbi di giocare e ai genitori  di dedicarsi a sport o altre attività all'aria aperta. La natura d'estate offre una grande varietà di frutta e ortaggi permettendoci di poter variare l'alimentazione con più facilità tutti i giorni. I piccoli e grandi viaggi estivi permettono a tutta la famiglia di assaggiare ricette tipiche di città, regioni o nazioni diverse e magari di fare nuotate e passeggiate insieme.  Per quanto detto finora, l'estate è la stagione che da più possibilità di "sentire" le sensazioni fisiche quali quelle di stanchezza, fame, sete, sazietà, in maniera più consapevole perché più "fisica" e meno condizionata dalla fretta e dalla stanchezza fisica e mentale. Essa è quindi  un'occasione imperdibile per i genitori per insegnare ai propri figli il gusto, il profumo e tutte le altre sensazioni che danno i cibi naturali, il piacere del gioco e dello sport e l'importanza di imparare a conoscere e rispettare i segnali che ci invia il corpo. Con questa chiave di lettura quindi approfittiamo dell'estate per muoverci di più e mangiare più cibi naturali e di stagione, capisaldi della Dieta Mediterranea, che sono fonte di salute ma, soprattutto, sono buoni !  Il pesce dei nostri mari è sicuramente più buono se mangiato in vacanza al mare, gli ortaggi e la frutta di tutti i colori attrarranno di più se acquistati insieme al mercato rionale della propria città dove si può andare (magari a piedi) con i genitori perché non c'é scuola, o ancora meglio, se visti e riconosciuti nei campi durante una vacanza. Anche la pasta con legumi , spesso poco gradita ai bimbi, sarà sicuramente più attraente se servita alla fine di una lunga passeggiata in montagna o una mattinata di giochi all'aria aperta che hanno stimolato l'appetito vero e non quello indotto dalla pubblicità o dalla noia. Una bruschetta con olio e pomodoro avrà un altro gusto se durante le vacanze si sono potuti osservare i campi di grano che trasmettono al pane l'energia del sole o si sono conosciuti gli olivi secolari, giganti buoni che vegliano sulla nostra salute donandoci il gustoso tesoro dell'olio d'oliva. Per non parlare poi di quanti piacevoli vantaggi può avere per la salute scoprire il magico mondo dei profumi del basilico, del rosmarino e di tutte le nostre erbe aromatiche.

Ecco perché come pediatra, approfitto dell'estate per incoraggiare i genitori ad intraprendere dei cambiamenti dello stile di vita per tutta la famiglia. D'estate è più facile e quindi si può prendere la rincorsa per poi riuscire anche durante le altre stagioni, seppur con più difficoltà,  a fare quotidianamente delle scelte che sono investimenti per la salute di tutti, ma soprattutto dei più piccoli.

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In ambito medico si sottolinea ormai da anni come siano importanti i cosiddetti  primi 1000 giorni di vita, comprendenti il periodo fetale e i primi due anni dopo la nascita, per condizionare in senso positivo o negativo la salute futura di un individuo. I parametri metabolici della mamma, quello che il bimbo "assaggia e mangia" attraverso la placenta e il liquido amniotico durante la gravidanza e l'alimentazione nei primi anni di vita, possono condizionare ad esempio la futura pressione arteriosa, i livelli di colesterolo nel sangue e le abitudini alimentari da adulto, sia in senso quantitativo, influenzando l'appetito, che in senso qualitativo, condizionando la scelta dei cibi. Riguardo quest'ultimo punto, una revisione della letteratura scientifica pubblicata il mese scorso, ribadisce l'importanza di esporre precocemente e ripetutamente i bimbi  a vari sapori e profumi  degli alimenti per ottenerne una buona accettazione nelle successive epoche della vita. Questo è importante soprattutto per  i cibi salutari come le verdure, che spesso hanno una componente amara nei loro profili di sapore. L'alimentazione durante la prima infanzia spesso per i genitori rappresenta una "sfida" con l'opposizione del bambino ad assumere alcuni alimenti. Ciò a causa sia di un atteggiamento fisiologico di cosiddetta "neofobia" (paura dei cibi nuovi), sia alla qualità e il tono emotivo delle interazioni genitori-figli. Ma per affrontare tale sfida, ha un valore importante anche l'abitudine a proporre precocemente e ripetutamente un cibo, per indurre fisiologicamente l'accettazione del suo sapore, dei suoi profumi , dei suoi colori e della sua consistenza. Sono importanti quindi la calma e soprattutto il buon esempio e, aggiungerei, la capacità di saper proporre un'alimentazione sana, non presentandola come tale ma come un'esperienza divertente. Il buon esempio per quanto detto prima, deve cominciare già dall'alimentazione della mamma in gravidanza e deve continuare con le abitudini alimentari di tutta la famiglia. Sempre più spesso purtroppo mi capita di scoprire che giovani mamme e papà non mangiano affatto il pesce e le verdure e assaggiano appena la frutta.  Molti dei nostri bimbi e adolescenti , se messi alla prova,  non riconoscerebbero le differenze di  gusto non solo delle verdure , dei legumi e delle erbe aromatiche,  ma anche di tanti tipi di frutta magari prodotta a pochi chilometri da casa loro. In pratica non hanno dimestichezza proprio con tanti pilastri della nostra Dieta Mediterranea che è un tesoro sia per la nostra salute che per la nostra economia. Come faranno a diventarne i futuri consumatori  e promotori consapevoli ?

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L’alimentazione, soprattutto quella sana e naturale, è sempre più un argomento di discussione e di intrattenimento, occupando uno spazio sempre crescente nei social network e canali televisivi. Per i più costituisce un naturale e sano interesse ma per alcuni può diventare una vera e propria ossessione patologica. E’ stato Bratman, uno specialista di medicina alternativa, a definire nel 1997 questo fenomeno attingendo al greco orthós (corretto, giusto) e orexsis (appetito), per indicare l’insana preoccupazione sulla qualità dei cibi.  Una maggiore quantità di informazioni tramite i media, ha avuto sicuramente il merito di attirare maggiormente l'attenzione di moltissime persone riguardo i temi dell'alimentazione e della salute in genere, ma molta informazione, spesso fatta più con uno stile sensazionalistico che divulgativo, in assenza di percorsi di vera formazione, può rivelarsi spesso inutile e talvolta, nelle persone predisposte, può diventare origine di comportamenti patologici. Come accade per altre problematiche psicologiche, la risposta è da individuare negli eccessi. Infatti l’Ortoressia, che nel nome riecheggia la più famosa Anoressia, le fa da eco anche sulla rigidità degli atteggiamenti e comportamenti che si mettono in atto. La differenza è che mentre una persona anoressica spende gran parte del suo tempo a controllare il peso, l’apporto calorico e le quantità dei cibi che assume, gli ortoressici impiegano gran parte delle giornate a programmare, comprare e cucinare i cibi che reputano sani. Essi sono costantemente preoccupati dalla contaminazione degli alimenti con sostanze tossiche e dubitano dalla qualità dei cibi confezionati e del loro processo di lavorazione, inoltre spesso sono spaventati dalla vera o presunta cancerogenicità di alcuni alimenti. Ecco che una scelta alimentare consapevole diventa patologica, giungendo a interferire pesantemente con gli altri ambiti della vita. Ad esempio, le persone affette da Ortoressia possono trascurare il lavoro per preparare in casa prodotti culinari o per fare una spesa più accurata. Oppure rovinare i rapporti familiari tentando di imporre a tutta la famiglia di mangiare come loro o trascurare le relazioni sociali per evitare di uscire fuori a cena con amici o conoscenti per non essere costretti a mangiare cibi che non ritengono sani. Alcuni uscendo con amici assumono atteggiamenti "antipatici" criticando continuamente le scelte alimentari poco sane degli altri o insistono sul doversi portare il cibo da casa. Data la relativamente recente  individuazione del disturbo, non si sa molto in merito alla epidemiologia. I pochi studi effettuati in poco più di un decennio ci dicono che tende a colpire i professionisti della salute e della nutrizione, come i medici, gli sportivi, i nutrizionisti e generalmente, le classi sociali medio-alte. Né sono stati tracciati specifici percorsi terapeutici. Piuttosto, data la vicinanza fenomenologica con i Disturbi del Comportamento Alimentare, si ritiene che possano essere utili interventi terapeutici sul versante psicologico e nutrizionale. Quel che è certo è che è un fenomeno in crescita e che per questo deve essere monitorato accuratamente e nel lungo periodo di tempo. Sicuramente costituisce un motivo in più per pensare di programmare dei percorsi sistematici di educazione alla salute per la popolazione.

Dott. Domenico Meleleo - Pediatra e Nutrizionista Sportivo

Dott.ssa Giovanna Susca - Psicologa e Psicoterapeuta

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