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Dopo le medaglie già conseguite ai Campionati Europei  di Maggio e ai Campionati Nazionali Juniores di una settimana fa, altri due atleti del Circolo Canottieri Pro-Monopoli , allenati da Daniele Barone e seguiti per la nutrizione dal Dott. Domenico Meleleo, sono saliti sul podio oggi, ai Campionati Nazionali di Canottaggio categoria “Ragazzi, Esordienti  e U23” che si sono svolti a Sabaudia (LT). Si tratta di Sara Monte di 16 anni che ha conquistato l’oro per la specialità “singolo” , Categoria “Ragazzi” e di Michele Quaranta di 20 anni , oro nella specialità “Quattro di Coppia”, Categoria “U23”. Tra gli atleti seguiti dal Dott. Meleleo, anche Paola Piazzolla (17 anni) della Lega Navale Italiana - Barletta, dopo i successi dei mesi precedenti, si conferma fortissima anche nella categoria Under 23 conquistando una medaglia di Bronzo nella specialità "singolo".

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Se mi avessero chiesto che rapporto c’è tra ambiente e nutrizione quando ero un giovane medico una ventina di anni fa, probabilmente avrei  parlato soltanto dei pericoli dell’inquinamento degli alimenti che ingeriamo. Le scoperte scientifiche che continuano ad essere pubblicate in questi anni invece,  ci insegnano che non solo gli inquinanti, ma anche la quantità e la qualità dei “normali” alimenti  che mangiamo e beviamo, interagiscono con il nostro organismo condizionando la nostra salute dall’inizio della nostra vita, già nel grembo materno, in base alla dieta della gestante e poi via via nell’infanzia  e nelle epoche successive della vita.Come pediatra non posso non sottolineare che  i danni provocati nelle prime epoche di vita compromettono la salute futura dell’individuo e difficilmente sono totalmente reversibili.  Mangiare troppo, più di quanto ci serve, così come una eccessiva assunzione di cereali raffinati e zuccheri , troppe proteine del latte nei primi anni di vita, portano a variazioni della produzione di ormoni che ci fanno ingrassare, metabolizzare male gli zuccheri  e aumentano i livelli di infiammazione nel nostro organismo compromettendo la nostra salute. La qualità dei cibi è importante anche per l’impatto che ha sul nostro corredo genetico poiché negli ultimi anni si è scoperto che alcune sostanze contenute negli alimenti sono in grado di modulare l’attività dei nostri geni, che sono il “programma” che regola e fa funzionare tutto il nostro organismo. Un esempio positivo è l’olio extravergine d’oliva che tra le altre proprietà ha anche quella di diminuire l'espressione dei geni che producono un certo numero di mediatori infiammatori e di alcuni oncogeni.Al contrario, esempi negativi sono i cosiddetti “cibi spazzatura” che troppo spesso sostituiscono gli alimenti naturali. Le conseguenze sulla salute pubblica sono sotto gli occhi di tutti. Dire che siamo un tutt’uno con il mondo che ci circonda fin dal nostro  concepimento non è un’affermazione filosofica astratta ma ormai basata anche su dati sperimentali concreti.

Cosa fare? Innanzitutto creare cultura e consapevolezza intorno a questi temi. Solo così ci potrà essere uno stimolo sociale a trovare delle soluzioni e soprattutto a cambiare i comportamenti.  L’educazione alla salute, compresa quella ad una sana alimentazione non può prescindere secondo me,  dal considerare anche i temi di sostenibilità ambientale. Alcuni comportamenti salutari per il singolo come diminuire le porzioni a quello che realmente ci serve,  diminuire il consumo di cibi di origine animale e scegliere dove e se è possibile cibi di produzione locale e frutta di stagione, sono anche salutari per l’ambiente e quindi per tutti, nell’immediato e per il futuro.

Su queste tematiche può essere utile una riflessione sulle nostre tradizioni culinarie mediterranee. Molti dei cibi tradizionali sono naturalmente a lunga conservazione o resi tali con procedure poco inquinanti e poi la nostra cultura culinaria è caratterizzata anche dalle ricette del riuso e del riciclo. Esempi sono il grano arso raccolto nei campi dopo la mietitura e la combustione della restuccia o la panzanella con il pane raffermo, le frittate di pasta o gli sformati con gli avanzi di verdure e pietanze. Per non parlare poi delle erbe spontanee e aromatiche da sempre aggiunte per dare sapore a piatti a volte dai sapori troppo semplici e che poi la ricerca scientifica ci ha segnalato come fonti di preziose sostanze salutari. Quindi avanti verso un futuro illuminato da nuove scoperte scientifiche ma con un occhio agli insegnamenti del passato.

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Come ho già segnalato in un mio precedente articolo, a marzo girava in rete la notizia di uno studio che segnalava un’associazione significativa tra elevata assunzione di proteine di origine animale e successiva insorgenza di malattie croniche e cancro. Ad aprile invece ha fatto scalpore la notizia di un altro recente studio (*) di tipo cross-sectional su una popolazione di 1320 austriaci che riportava una maggiore prevalenza di soggetti in cattive condizioni di salute (cancro, allergie e disordini mentali) tra i vegetariani rispetto agli onnivori. E tutti a chiedersi “ma com’è possibile?” e tanti ad imbastire polemiche infuocate in gruppi di discussione on line. Certo, tutti… tutti quelli che non sanno cosa significano le parole “cross-sectional study”. Tutti quelli che non hanno letto il testo integrale dello studio. Il cross-sectional è uno studio in cui un campione (di popolazione) viene osservato in un singolo punto nel tempo. Non si controlla cosa succede in un determinato periodo di tempo. Questo studio ci riporta soltanto, che la prevalenza (cioè la percentuale in quel dato momento di osservazione) di soggetti ammalati, era più elevata nella popolazione dei vegetariani che in quella degli onnivori. Non ci dà nessun indizio o prova sul perché di questo fenomeno. Gli stessi Autori, infatti, nella discussione del lavoro riportano una loro riflessione sul risultato statistico ottenuto. Una spiegazione potrebbe essere che molte persone ammalate cominciano a consumare una dieta vegetariana come conseguenza dei loro disturbi, poiché una dieta vegetariana è spesso consigliata come un metodo per la gestione del peso  e della salute. Ma accanto a queste persone “poco informate” e “frettolose” ci sono anche tante più attente ed informate che disquisiscono intorno ai casi presentati dall’ennesima trasmissione  televisiva “Le Iene”, riguardanti due persone affette da cancro, le cui condizioni sono migliorate seguendo una dieta vegana. In questo caso le storie venivano presentate corredate di referti radiologici commentati . Tutti convinti? Si certo… tutti quelli che non sanno che per dimostrare qualcosa da un punto di vista clinico sarebbe necessario valutare quei “soli” due casi di regressione (tra l’altro temporanea) della patologia, rapportati alla storia clinica di migliaia di altri affetti dalla stessa patologia e sottoposti a dieta onnivora o con riduzione (non esclusione, di cibi di origine animale).  E tali valutazioni devono essere multidisciplinari e non solo radiologiche. Nel bel mezzo di tutto questo fervore sono arrivate Pasqua e Pasquetta e  i social network sono pieni di testimonianze di “spanzate” e bevute tremende.  Nel frattempo, i professionisti  veri  della salute, magari si concedono anche loro qualche giorno di ferie e qualche trasgressione alimentare,  pronti  però a riprendere a seguire in maniera competente il lavoro degli studiosi veri  dell’argomento “Nutrizione e Patologie”, che fortunatamente  da anni produco e pubblicano  liberamente studi sulle riviste scientifiche e tengono corsi e conferenze in tutto il mondo. E tutto questo per cercare di ampliare sempre di più le conoscenze di più per la salute di tutti e non per fare audience.

(*)Burkert NT, Muckenhuber J, Großschädl F, Rásky E, Freidl W. ; PLoS One. 2014 Feb 7;9(2):e88278. 

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Al Meeting Nazionale di canottaggio che si è tenuto a Piediluco (Terni) nei giorni 5 e 6 Aprile 2014, Paola Piazzolla (Lega Navale Barletta) ha conquistato un oro nella gara di coppia categoria Juniores e Daniele Annese (Circolo Canottieri Pro Monopoli) ha conquistato un oro nella gara di quattro di coppi categoria Ragazzi.

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Dice un antico aforisma di un filosofo cinese che “fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce”. Alla stessa maniera, in questi giorni c’è un discreto rumore mediatico di alcuni medici ed associazioni di genitori, intorno al tema del presunto rapporto tra vaccinazioni e insorgenza dell’autismo.  Ieri 2 aprile 2014 è sta la  VII Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo ed io sento di dover pubblicare le seguenti considerazioni. Fare riferimento alla “dietrologia” e insinuare il dubbio che grandi poteri economici “complottino” per non far conoscere la verità e far continuare ad usare i vaccini, attira sempre l’attenzione e qualche affrettato consenso, soprattutto in questi tempi “difficili” da un punto di vista sociologico a causa della crisi economica.  Ma anche la foresta può fare rumore e può farne tanto, quando è scossa da un forte vento. Così molti medici e operatori culturali stanno rispondendo a questi messaggi pubblicando su internet e sulla stampa delle prese di posizione di smentita riguardo il presunto legame causale vaccinazione-autismo e sui pericoli di una riduzione della cosiddetta copertura vaccinale della popolazione.  Come una foresta scossa da un vento di indignazione, migliaia di professionisti stanno facendo un rumore più forte con affermazioni coerenti e compatte. Ma perché ? Non si tratta di prezzolati dalle aziende dei vaccini, ma di migliaia di professionisti mossi, come me che scrivo, fondamentalmente da due motivazioni. La prima è l’indignazione verso questo fenomeno mediaticoprivo di fondamento scientifico e non scevro dal sospetto di essere mosso da interessi economici di alcune persone che sfruttano il “mercato della disperazione”, proponendo spiegazioni infondate sulla malattia e miracolose soluzioni a genitori che piegati dal dolore, sono disposti a tentare qualsiasi soluzione. La seconda motivazione è più culturale. Non si tratta di difendere a spada tratta i vaccini ad ogni costo, evitando dubbi, critiche ed ulteriori ricerche, macome persone di scienza non possiamo tacere che non c’è nessuna prova scientifica riguardo la possibilità che la vaccinazione possa provocare l’autismo e anzi esistono prove contrarie. Ed invece è sicuramente provato che il calo del numero di vaccinazioni provocato dai suddetti dubbi abilmente insinuati, sta già portando in alcuni paesi europei un aumento dell’incidenza dei casi di alcune malattie come ad esempio il morbillo che è potenzialmente pericoloso e gravato da una discreta incidenza di casi con complicanze gravi quali la sordità, la meningite e finanche la morte. Sono abbastanza anziano da aver vissuto come medico le ultime epidemie di morbillo in Italia e ricordo ancora la segnalazione dei decessi nei telegiornali dell’epoca e le lunghe degenze e convalescenze dei pazienti adulti colpiti da tale malattia. Personalmente, come medico che opera anche nelle istituzioni, aggiungerei  che insinuare sfiducia verso le istituzioni e i suoi operatori  accusandoli di nascondere o non voler vedere delle presunte verità solo per interesse, provoca un disorientamento notevole nei pazienti ed  è quindi un atto che può avere una ricaduta molto negativa sulla salute della popolazione. Per cui, prima di fare certe affermazioni , bisognerebbe averne delle prove certe, sia per rispetto verso i professionisti che lavorano seriamente, sia soprattutto per rispetto verso le persone ammalate e le loro famiglie. In ultimo aggiungo che riguardo l’autismo, esistono alcuni siti internet  seri e scientificamente attendibili dove potersi  documentare sui progressi scientifici riguardo la ricerca delle cause della malattia e dei percorsi di cura attualmente ritenuti di una certa efficacia.

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Negli ultimi giorni spopolano su internet gli ennesimi “scoop” sul rapporto tra nutrizione e cancro. Tra i più visibili,  la notizia di uno studio americano (*) sull’influenza della quantità e qualità delle proteine assunte nella dieta sulla mortalità per cancro e malattie cardiovascolari e il servizio della trasmissione televisiva “Le Iene” dove si presentava la guarigione da una metastasi  di cancro al cervello, di un uomo italiano che si era curato solo seguendo una dieta vegana (priva di qualsiasi cibo di origine animale). Notizie sensazionali come queste attirano l’attenzione di chi sta bene ma nella persona non addetta ai lavori e quindi poco informata a riguardo, insinuano il dubbio che nessuno ci avesse pensato prima o addirittura, a causa di alcuni commenti  “complottisti” che accompagnano tali notizie, che qualcuno avesse tentato di  insabbiare le ricerche su questi temi. Ma soprattutto questi scoop suscitano grandi speranze in chi soffre, che spesso si trasformano a breve in cocenti disillusioni.

A chi come me, vive a diretto contatto pressoché quotidiano, sia con la sofferenza della persona malata sia con la sua famiglia, non può sfuggire la riflessione che questo uso sensazionalistico di alcuni dati e nozioni di tipo scientifico, proiettate all’attenzione di un pubblico che non ha i mezzi culturali per valutarne il vero peso, più che indirizzate a creare una cosiddetta “ rivoluzione culturale dal basso”, sembrano confezionate per attirare l’attenzione per fini  commerciali più o meno evidenti . Il tutto in maniera del tutto incurante della sofferenza dovuta alla successiva disillusione dei malati attratti dalla notizia bomba e dei danni che procura instillare nelle persone la sfiducia verso la ricerca medica “ufficiale” e il sistema sanitario.

Riferendoci alle due notizie succitate, riguardo lo studio americano, esso ha preso in considerazione i dati ottenuti osservando il rapporto tra proteine nella dieta e mortalità negli anni successivi di oltre 6000 persone di età superiore a 50 anni. L’aver trovato un’associazione statistica tra quantità di assunzione di proteine animali del latte e della carne (meno del pesce) e mortalità per cancro negli anni successivi, rappresenta un dato interessante seppur già conosciutoma soprattutto, di per sé non dimostra nulla. In una popolazione così numerosa, è difficilissimo e quasi impossibile tener conto di tutte le altre variabili che possono facilitare l’insorgenza del cancro come ad esempio, la sensibilità insulinica precedente, l’assunzione di farmaci, il livello di inquinamento ambientale a cui erano soggetti, il livello di stress e la predisposizione genetica all’insorgenza del cancro. Solo nel caso ipotetico che si valutasse l’assunzione di proteine a parità di tutti questi fattori si potrebbe cominciare a trarre qualche conclusione più attendibile.

La guarigione miracolosa dal cancro grazie ad una dieta vegana presentata nella trasmissione televisiva “Le Iene” del  5 marzo, riprende l’argomento di  una particolare modalità di dieta vegana  proposta come cura per ogni tipo di cancro. Questa “cura” che parte con una prima fase di alimentazione a base di centrifugati di frutta e verdura e poi continua per tutta la vita con pasti vegani preparati secondo modalità oggetto di corsi e supervisione di esperti, società  e associazioni specifiche, è stata proposta in modalità diverse già dall’inizio del secolo scorso e in seguito soprattutto negli anni cinquanta senza aver mai trovato un riscontro scientifico sulla sua efficacia.  L’efficacia di un qualunque trattamento va testata su molti pazienti che dovrebbero essere il più possibile alla pari per altri fattori favorenti o sfavorenti la guarigione. Un singolo caso non può in alcun caso dimostrare niente. Presentato con tanta enfasi, può solo attirare l’attenzione per un po’ e purtroppo illudere qualcuno. Potrebbe trattarsi di un raro ma possibile caso di guarigione senza cura.

Da decenni  la ricerca scientifica si è focalizzata sul rapporto tra nutrizione e cancro e molti studi hanno segnalato un aumentato rischio di insorgenza di cancro legato alla presenza di obesità e/o all’assunzione di molta carne rossa, di carboidrati ad alto indice glicemico (cereali raffinati e zuccheri) e di grassi saturi. Così come è stato più volte sottolineata l’importanza dell’assunzione di frutta e verdura come cibi con effetto protettivo nei confronti dell’insorgenza del cancro. Si sa da molto tempo che l’incidenza del cancro è inferiore nella popolazione dei vegetariani rispetto agni onnivori. Ma nessuno studio ha mai dimostrato una minima evidenza sulla possibilità di curare il cancro solo con la dieta. Queste nozioni sono conosciute probabilmente da buona parte della popolazione e sicuramente dalla maggior parte dei medici, che pertanto, secondo me,  non propongono una dieta vegana come cura del cancro, non per ignoranza o fantasmagoriche collusioni, ma solo per non illudere persone che soffrono con speranze vane e prive di fondamento.

(*) M. E. Levine et al
Low Protein Intake Is Associated with a Major Reduction in IGF-1, Cancer, and Overall Mortality in the 65 and Younger but Not Older Population
Cell Metabolism, Volume 19, Issue 3, 407-417, 4 March 2014

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Nell’ultimo decennio, la crescente domanda di “salute” e “benessere” e la consapevolezza della drammatica crescita dell’epidemia di obesità, hanno portato ad una grossa sensibilità ed attenzione di tutta la popolazione riguardo i temi della nutrizione, soprattutto per quanto riguarda il suo rapporto con l’estetica, l’anti-aging, l’obesità, il cancro e malattie gravi come ad esempio l’autismo.  Questo sicuramente rappresenta uno stimolo notevole al mondo della ricerca scientifica ma bisogna ricordare che si tratta di un fenomeno bi-direzionale.  Le sempre nuove scoperte scientifiche che vengono comunicate infatti, generano ulteriore interesse da parte dei ricercatori e ulteriore interesse e aspettative da parte della popolazione e ciò, a sua volta, come abbiamo detto, rappresenta uno stimolo per la ricerca, sia finanziata pubblicamente che da aziende. E’ un fenomeno “circolare” che porta al progresso scientifico.

Grazie alla potenza degli attuali mezzi di comunicazione veniamo ormai tutti continuamente investiti da una notevole quantità di informazioni su nuove scoperte scientifiche vere o presunte tali ed è difficile districarvisi anche per gli addetti ai lavori. Bisognerebbe sempre conoscere l’attendibilità della fonte della notizia e, qualora vengano citati dei lavori scientifici, bisognerebbe saperli leggere con metodo scientifico. Ma l’attendibilità delle fonti cosiddette “ufficiali” spesso viene messa in discussione da chi comunica in tv e su internet con il metodo del “complottismo” e anche chi decide di fidarsi solo degli studi scientifici, spesso non possiede le competenze per saperli leggere in modo da evitare di trarne conclusioni affrettate e grossolane. In tale situazione di confusione il lettore medio finisce per credere di volta in volta a chi sa comunicare meglio e spesso prova a turno vari tipi di alimentazione, per poi alla fine non credere più a nessuno.

Personalmente sono molto contento che ci sia un grosso fermento culturale nel campo della nutrizione. Sono consapevole che un’assenza di evidenza scientifica di un fenomeno non corrisponda ad una evidenza di assenza di tale fenomeno.  Ma non mi fido di chi parla “dietrologicamente” di presunte “verità” che sarebbero nascoste alla conoscenza pubblica a causa di “complotti” orditi a favore di interessi occulti. Molte volte tali paladini omettono di dire che gli argomenti di cui parlano sono stati o sono già oggetto di studi scientifici seri e soprattutto, troppe volte, nei miei ventiquattro anni di laurea, ho visto i fatti far crollare queste presunte verità e rivelare gli interessi privati che avevano spinto l’attività e le affermazioni dei loro paladini. Così come non mi piace, riguardo i temi della medicina e della nutrizione,  sentire il termine “rivoluzione” che dovrebbe partire dal basso, paragonando lo stimolo alla ricerca dovuto dal crescente interesse della popolazione, ad una lotta di un popolo oppresso contro i suoi oppressori.  Io credo che il progresso scientifico in medicina sia una naturale caratteristica dell’umanità, legata alla curiosità verso il nuovo e ai processi di comunicazione a cui ho accennato sopra. Se di lotta si può e si deve parlare, è quella verso l’ignoranza che impedisce di saper filtrare e valutare le notizie prima di trarre conclusioni definitive.

“Saggio è colui che sa di non sapere”. (Socrate)

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La colazione è uno dei pasti fondamentali della giornata. È universalmente riconosciuto che saltare la prima colazione espone l’uomo ad un maggior rischio di sovrappeso e  obesità. Nei bambini ed adolescenti, impegnati con le attività scolastiche, questo comporta anche un calo della concentrazione, dell’attenzione e del rendimento scolastico. Coloro i quali si sottopongono ad allenamenti o eseguono attività motorie necessitano di un adeguato apporto calorico già dalle prime fasi della giornata.

Può il consumo o il salto della colazione (skipping breakfast) influenzare i livelli di attività fisica nei bambini ed adolescenti? È la domanda che si sono posti un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge (*), i quali hanno confrontato le abitudini alimentari e fisiche di 860 adolescenti: è stato fatto compilare loro un diario alimentare (almeno 4 giorni, dove siano presenti almeno 2 giorni festivi e 2 feriali) e sono stati applicati dei sensori di movimento e dei misuratori di frequenza cardiaca per valutare il  tempo impiegato dagli stessi per eseguire un’attività fisica moderata-vigorosa. Gli adolescenti sono stati suddivisi in due gruppi: consumatori di colazione e skipper breakfast.

I risultati hanno dimostrato una differenza significativa riguardo l’attività fisica moderata-vigorosa nei ragazzi che consumavano la colazione rispetto ai ragazzi che la saltavano, nei giorni festivi (weekend).  Andando ad osservare i dati, questa differenza si evidenzia sino alle ore pomeridiane, a conferma del fatto che la colazione non serve solo per affrontare la prima parte della giornata, ma è importante per  tutta la giornata. Inoltre, considerando gli stessi soggetti, se un ragazzo un giorno casulamente consumava una colazione inadeguata, eseguiva meno attività fisica rispetto agli altri giorni. Nei giorni feriali, non sono state dimostrate differenze significative ma questa differenza è dovuta al fatto che durante la settimana entrambi i gruppi  sono erano impegnati con le attività scolastiche che limitano l’attività fisica.

In conclusione, coloro che consumano la prima colazione in maniera adeguata si muovono di più durante tutta la giornata… ammesso che non siano oberati da troppi compiti a casa !

(*) Corder K,  et al. - Breakfast consumption and physical activity in adolescents: daily associations and hourly patterns.Am J Clin Nutr. 2014 Feb;99(2):361-8

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Paola Piazzolla, 17 anni, atleta della Lega Navale Barletta, si è classificata prima al campionato nazionale indoor di canottaggio nella categoria Pesi Leggeri. http://www.canottaggio.org/2014_2news/0111_indoor_cs.shtml .

I campionati si sono svolti ieri 12 Gennaio 2014 a Brindisi all’interno della palestra della Caserma "Ermanno Carlotto" della Brigata Marina San Marco.Un luogo frequentato, prima della missione indiana, anche dai Fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Gli atleti in gara hanno gareggiato con l’in bocca al lupo dei due Militari italiani collegati telefonicamente con il Presidente Abbagnale.

Paola si era già classificata seconda (in singolo)ai campionati nazionali Juniores tenutisi a Sabaudia il 29 Settembre scorso e sesta (in coppia) ai Campionati mondiali Juniores che si sono svolti a Trakai (Lituania) il mese prima.

La giovane campionessa è seguita dall’allenatore Cosimo Damiano Cascella e dal punto di vista medico e nutrizionale dal Dott. Domenico Meleleo.

Dott. Domenico Meleleo: Paola rappresenta un bellissimo esempio di impegno costante e di gioia di vivere. Malgrado la giovane età, ha capito che il talento genetico e i costanti e corretti allenamenti costruiscono un grande campione e le sue potenzialità, ma uno stile di vita sano che comprende anche una corretta alimentazione personalizzata, rappresenta la condizione indispensabile a tirar fuori il massimo dei risultati da tali potenzialità.

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Dagli Stati Uniti, l’ennesimo studio che dimostra quanto sia importante proporre in modo adeguato  ed efficace il consumo di verdura e frutta ai bambini per ottenere dei successi. In questo studio su 61 bambini dai 3 ai 5 anni di età, la strategia di presentare per merenda pomeridiana  tre tipi di verdura o tre tipi di frutta contemporaneamente invece che singolarmente, ha comportato un significativo aumento quantitativo e qualitativo dei consumi di tali alimenti. Gli stessi Autori in uno studio pubblicato l’anno scorso, avevano rilevato lo stesso fenomeno, riguardo il consumo di verdure, anche in una popolazione di adulti.

Probabilmente per certe cose si rimane sempre un po’ bambini…. Soprattutto i genitori dovrebbero rifletterci su , poiché hanno la responsabilità di dare il buon esempio ai loro bimbi.

Fonte: Liane S Roe, Jennifer S Meengs, Leann L Birch, and Barbara J Rolls ; Serving a variety of vegetables and fruit as a snack increased intake in preschool children ; Am J Clin Nutr. 2013 Sep;98(3):693-9.

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